Mestieri

Martedì, Maggio 15th, 2012 | Schegge di Bengala | 1 commento

Non credo che gli stipendi siano invidiabili, comunque uno può campare anche:
- viaggiando sul cassone di un camion carico di barili colmi d’acqua e di pesci vivi; il suo compito è di    ossigenare l’acqua muovendola continuamente, in   superficie, con le mani. Ogni barile un uomo. Arrivati a destinazione, si scaricano i barili e si continua, finché il pesce viene venduto.
- passando le notti su una piattaforma fra i rami di un grosso albero di lichi. Bisogna gridare di tanto in tanto, battere su latte vuote appositamente   sistemate in loco, fischiare. Per cacciare i pipistrelli e salvare i frutti.

Capretta

Sabato, Maggio 12th, 2012 | Schegge di Bengala | Nessun commento

Sette o otto anni, minutina, aspetta pazientemente all’ombra di un grosso albero. Appena arriva un treno, entra in azione. In fretta in fretta,  a piedi nudi sul breve marciapiede e sulla lunga massicciata di pietre aguzze, ispeziona più volte, avanti e indietro, i lati del lungo convoglio. Raccoglie le bucce di banana gettate dai passeggeri, e nutre la sua capretta.

Vangelo

Mercoledì, Maggio 9th, 2012 | Schegge di Bengala | Nessun commento

Hanno messo insieme un piccolo rifugio per bimbi poverissimi, in due casette di lamiera con cucina all’aperto e servizi igienici di fantasia, aiutati da volontari, quasi tutti hindu. Quando vado a trovarli non può mancare il teatrino con canti e danze. Il giovane che dirige la baracca preannuncia un canto, una danza con consegna di fiori all’ospite, un misterioso “pezzo forte” della serata, seguito da un altro canto e un’altra danza. Aspetto incuriosito il “pezzo forte”. Il presentatore porta in mezzo a tutti un bimbo di circa 7 anni cresciuto quasi selvaggiamente: abbandonato dalla mamma poco dopo la nascita, è sopravvissuto da solo in una stanza con il cibo passatogli dal papà nonostante la palese ostilità della nuova moglie. Alla fine, il padre lo ha portato lì dicendo: “Non capisce niente e non serve a niente. Ve lo lascio. Se vive, bene, se muore, è un pensiero in meno anche per voi.” Non parla, perde bava dalla bocca, non sa mangiare decentemente, nè pulirsi, cammina storto, ha un viso bellissimo. “Ecco il nostro principe – dichiara il giovane. Ci canterà una canzone e anche se non capiamo le parole sappiamo che sono belle.” Il bimbo sprizza felicità. Canta a squarciagola una melodia sgangherata, senza riuscire a pronunciare una sola parola, solo “ahh, ahh”. Appalusi scroscianti e sinceri di tutti. Il presentatore lo abbraccia e gli dice: “Sei stato bravo, e ora davanti a tutti dici: Bravo”.

Lo dice. E’ la sua prima parola.

Un pezzo di vangelo vissuto nelle campagne sud del Bangladesh.

Treni

Sabato, Maggio 5th, 2012 | Schegge di Bengala | Nessun commento

La stazione di Rajshahi, non molto grande, è nuova, bella e quasi pulita. Ma viaggiare in treno significa tornare alle esperienze ferroviarie nell’Italia degli anni ‘50. Con qualche guaio in più, come la caccia ai contrabbandieri che al passaggio del treno lungo il confine indiano a Hili riescono a caricare incredibili quantità di merci varie - soprattutto sari - nei modi e posti più incredibili. Le guardie fermano il treno, pescano qualche robusta signora occasionalmente vestita con 2 o 3 sari sovrapposti, e altri piegati dietro la schiena a formare una gobba, se ne fanno dare uno o due e la lasciano andare. Poi si riparte.

Cipolle

Mercoledì, Maggio 2nd, 2012 | Schegge di Bengala | Nessun commento

Oggi 14 aprile 2012 si celebra il Capodanno Bengalese: Poela Soisak 1419. Festa nazionale, le strade sono libere, e infatti l’autobus fila che è un piacere; da non crederci.
Banessor Bazar è un paesone a pochi chilometri da Rajshahi sulla grande strada che va a Dhaka e a Bogra. Anche lì hanno pensato che il traffico sarebbe stato scarso, e ne hanno approfittato per prendersi uno degli sfizi più succulenti dei commercianti bengalesi: mettere le merci sulla strada. L’autobus arriva spedito, e “s’incastra” fra cataste di sacchi di cipolle, tricicli a motore traboccanti di cipolle, enormi quantità di cipolle ammucchiate direttamente sulla strada, rikscio con passeggeri seduti su sacchi di cipolle, portatori con sacchi di cipolle sulla testa, carretti a mano, buoi e camioncini stracolmi di cipolle. Trentun minuti di litigi, chiasso, sforzi erculei per spostare a mano cassoni pesantissimi, risate, indifferenza, filosofia spicciola e rabbia, prima di riuscite a filarsela via.

SMS

Venerdì, Aprile 27th, 2012 | Schegge di Bengala | 1 commento

Eccellenza Reverendissima, Monsignor Tal dei Tali, dell’Istituto della Santa Croce, Dottore in Filosofia e Licenziato in Teologia, Arcivescovo di ***; Eccellenza Reverendissima, Monsignor Un altro, dell’Istituto degli Oblati, Dottore in Diritto Canonico, Vescovo di ***; Eccellenza Reverendissima, Monsignor Chissachi, Dottore in Sacra Scrittura e Diritto, Vescovo Emerito di *** ; Eminentissimo Dr. Talaltro, Prefetto della città di ***; Reverendissimi Padri presenti; Reverendissimi Fratelli, Reverendissime Suore, Amatissimi Signori tutti, fratelli e sorelle… Oggi è giorno di immensa, indicibile gioia! Oggi siamo qui riuniti in questa giornata splendida per celebrare i 25 anni della fondazione della Scuola S. Antonio da Padova, creata con instancabile zelo dall’indimenticabile reverendissima Suor *** delle Ancelle di Gesù, che ha dato un’indelebile impronta del suo genio e del suo servizio diuturno a migliaia di bambini. La nostra felicità è resa, se possibile, ancora più grande dall’onorevole presenza di voi, Eccellenza Reverendissima (ripetere tutto, come sopra) che nonostante i vostri innumerevoli impegni avete dedicato il vostro tempo prezioso a questa umilissima iniziativa per dare gloria al lavoro dell’istruzione in tutto il Paese, e praticamente in tutto il mondo. Sono lieto in questa circostanza di ringraziare Dio e tutti voi, e anche il Signor presentatore che mi ha invitato a parlare, per esprimere la mia emozione e la mia riconoscenza, e il mio  augurio.
Detto questo, l’oratore si siede, un sobrio applauso risveglia il pubblico dal breve sonno, viene presentato un secondo oratore che dice tutto daccapo senza omettere nulla e nessuno (sarebbe grave!), poi il terzo, il quarto, il quinto… almeno otto o nove, se si vuol fare una celebrazione seria.
Ora che sono superiore regionale, per quanto tenti di sfuggire, ogni tanto mi tocca essere uno degli (almeno) otto o nove oratori. Alla giornata di studio delle infermiere di *** mi preparo mentalmente con molta cura, respiro profondo, e quando vado sul palco… ometto tutto. Non ce la faccio, mi sembra di prenderli in giro - e sinceramente non lo voglio. Dico quattro cosette, che l’incontro è stato interessante, che spero ce ne saranno altri, che avrei qualche tema da suggerire - e mi siedo.
Niente applausi di rito: non c’è stato tempo per addormentarsi. Sorpresa, silenzio imbarazzato… tutto qui? Già finito? Sorrisetti, impercettibile respiro di sollievo per la brevità… Il presentatore s’arrabatta cincischiando un momento con il filo del microfono, poi se la cava da gran maestro: “Ringrazio P.Franco, ci ha ricordato che siamo nell’era degli SMS…”.

Pasqua

Martedì, Aprile 24th, 2012 | Schegge di Bengala | Nessun commento

Per tradizione, il giorno dopo Pasqua il Vescovo di Dinajpur invita le autorità cittadine ad un rinfresco. I partecipanti non sono molti. Nonostante l’atmosfera inevitabilmente un po’ formale, quest’anno i brevi interventi, un canto a tema pasquale, una danza e il momento del te, hanno fatto respirare un clima di semplicità e sincerità. P., Marcus Murmu ha spiegato agli invitati, in gran parte musulmani, il senso dei riti e delle tradizioni, dalle ceneri del Mercoledì al tempo quaresimale, dagli oli consacrati il Giovedì Santo alle Via Crucis, e alla veglia pasquale. Il Prefetto, musulmano, ha ripreso il tema della risurrezione, spiegando che la fede islamica è diversa, ma esprimendo il suo rispetto, e la sua convinzione che tutti i gruppi religiosi hanno il diritto di vivere e anche di proporre positivamente la loro fede: “Noi tutti vogliamo la risurrezione morale del Bangladesh”. Il Vescovo ha parlato del servizio della Chiesa a tutta la società, specialmente in campo educativo.- In tanti, pensavamo che, stando alle notizie che arrivano da altri Paesi, noi in Bangladesh abbiamo un’invidiabile esperienza di convivenza pacifica e positiva.

Naida

Sabato, Aprile 21st, 2012 | Schegge di Bengala | Nessun commento

Nove anni circa, viveva fra le baracche di Notun Bazar, a Dhaka, raccattando carta da rivendere per mangiare, mentre il papà sudava sul rikscia. Niente scuola, finché la mamma è entrata nel piccolo laboratorio di cucito  della organizzazione di Dino e Rotna, che dà lavoro alle donne più povere del quartiere, e lei è stata accolta nella scuoletta precaria, affollata ora da oltre 100 bimbe e bimbi che vivevano nelle sue condizioni. Lì ha conosciuto la gioia di imparare a leggere e scrivere, cantare e danzare, stare insieme in pace, e anche di avere ogni giorno un pasto abbondante di riso e verdure.
Andata al villaggio per una vacanza di tre giorni, il freddo di febbraio l’ha fatta avvicinare troppo al fuoco e il vestitino s’è incendiato. I bimbi attorno a lei sono scappati urlando, e solo dopo un tempo troppo lungo gli adulti l’hanno raggiunta per spegnerlo. Poche cure dal “medico” di villaggio, troppa la spesa per portarla all’ospedale, finché Dino ha organizzato una colletta e l’ha ricoverata al Medical College di Dhaka in uno stanzone sporco strapieno di ustionati. Tante settimane di cure e sofferenze, ieri sera è morta. Dino me lo ha detto piangendo, e io pensavo a quanti incendi devastano improvvisamente, quasi ogni giorno, le baracche degli slum, incendi casuali o dolosi, per cacciare gli abitanti altrove; a quante Naida ne rimangono coinvolte,  morendo perché non ci sono ambienti di cura adeguati, o non ci sono i soldi.

Protesta

Martedì, Aprile 17th, 2012 | Schegge di Bengala | 1 commento

In una scheggia intitolata “Paolo di Monte Siro” (8.2.12), parlavo dell’immenso lavoro svolto da p. Paolo Ciceri a Rajshahi, per oltre venti anni, e del suo recente trasferimento che aveva suscitato malumori. Successivamente, la faccenda ha preso una piega brutta, con manifestazioni di protesta davanti alla cattedrale, minacce, insulti al Vescovo e ai preti: “Non vogliamo sentire storie, vogliamo P. Paolo!” Alla fine il Vescovo ha deciso di chiudere la chiesa, con tutte le cappelle dei villaggi della parrocchia, e di sospendere ogni attività pastorale. Tutto fermo per oltre un mese e mezzo, finché, grazie alla gran fatica di una dozzina di uomini di buona volontà, le teste delle persone coinvolte si sono raffreddate un poco, e ai preti è passata la paura. Domenica 25 marzo, solenne riapertura: prima della Messa alcuni di quelli che avevano soffiato sul fuoco riconoscono di aver sbagliato e chiedono scusa davanti a tutta l’assemblea: un esempio toccante di come si possa prendere sul serio le proprie responsabilità, e convertirsi. Una umiltà che non ho visto in noi preti.

Viaggiare

Venerdì, Aprile 13th, 2012 | Schegge di Bengala | Nessun commento

Sei ore di viaggio in autobus, seduti accanto, senza impegni: ottima occasione - pensavo -  per una lunga conversazione dopo tanti anni che non ci si incontrava. In realtà, per 6 ore ci siamo gridati reciprocamente nell’orecchio frasi smozzicate nei brevi intervalli concessi dal continuo urlo del clacson, accompagnato da canzonette a tutto volume.

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