Chirurgia

La politica, qui, non va per il sottile: se non hai la tua banda di picchiatori stai tranquillo che non vai lontano. E i picchiatori, zelanti, sono sempre alla ricerca di metodi efficaci per far capire e accettare le loro ragioni. La sezione giovanile del partito islamico Jamaat, ad esempio, trova persuasivo il metodo di tagliare i tendini dei piedi o delle braccia ai giovani del partito arcinemico, Awami League. I giovani ne hanno sofferto, ovviamente, ma hanno imparato: si sono messi a usare lo stesso metodo, perfezionandolo. Ora non è infrequente sentire che, nella lotta per appalti e controlli di aree universitarie che devasta l’Awami League al suo interno, due diverse fazioni dello stesso partito vadano oltre il taglio dei tendini, e trovino più efficace l’amputazione totale: un piede, una mano o due, una gamba…

Kalpara

Domenica prossima leggeremo nel Vangelo lo sconcertante sfogo/preghiera di Gesù, che ringrazia il Padre perché ha rivelato il Vangelo ai piccoli, e lo ha nascosto ai sapienti e agli intelligenti; e continua: “Venite a me, voi che siete stanchi…”. Per tutta la settimana mi sono chiesto come commentarlo, come ritrovarlo o collocarlo nella vita delle persone con cui avrei celebrato la Messa. Sabato, il parroco P. Gianni mi chiede di andare a celebrare a Kalpara: “Non ci sei mai stato ma non è lontano, e si raggiunge facilmente”. Infatti. M’accompagnano due ragazze dell’ostello, su stradette fangose, in un’area periferica ancora ariosa e silenziosa, nella prima mattinata. Ad una svolta si fermano a guardarmi e sorridono, mentre subito dopo di loro arrivo e alzo lo sguardo sulla chiesetta. “Ti piace?”. Sì è bella, un edificio semplicissimo, ma gradevole, una sorpresa inaspettata dopo tante casette anonime, cortili disordinati, piccoli magazzini, qualche campo…
Pian piano, la gente arriva. Mi spiegano che ci sono 31 famiglie Orao, di cui 19 cattoliche, sparpagliate nell’area. Lavoratori a giornata, alcuni mantengono moglie e figli tirando il riksciò, o con altri lavori da poveri e poverissimi. Molti ancora analfabeti, si sforzano di mandare i figli a scuola, e di vivere nelle loro tradizioni e cultura anche lontani dai villaggi d’origine e sommersi dall’immensa maggioranza bengalese e musulmana. La domenica, in quella chiesetta, rendono visibile la chiesa che Cristo ha fondato, raccontano con la loro presenza del suo amore e della sua risurrezione. Come commentare il vangelo di oggi? Ho detto loro: Gesù, senza dubbio, parlava pensando proprio a voi…

Indizi

Alle due di notte del 7 luglio, una quindicina di uomini fa irruzione nella casa parrocchiale di Boldipukur (diocesi di Dinajpur), sfondando la porta e bloccando il vice parroco p. Anselmo. Mettono a soqquadro la camera, chiedendo con insistenza dove sono i soldi, portano via computer, calice, il poco contante che c’è…
Contemporaneamente, altri immobilizzano e legano due guardie notturne, uccidono uno dei cani, sfondano la porta dell’edificio del dispensario medico entrando nella stanza dove dormono alcune donne addette alla portineria e le picchiano duramente perché dicano dove si trovano le suore. La più anziana, con problemi motori, è lasciata a terra svenuta e sanguinante.
La suora che dorme al piano di sopra sente le urla, accorre, e i banditi la inseguono fino nella sua stanza, dove picchiano anche lei buttando per aria tutto. Poi passano alla casa delle suore sfondando, devastando stanza per stanza, frugando, picchiando, insultando. Sono una quarantina, quasi tutti giovani, armati di coltellacci da macellaio, indossano solo il lunghi, sembrano organizzati e sicuri di sé. Solo dopo un’ora e mezza l’arrivo della polizia li mette in fuga, senza che nessuno venga arrestato.
Sono arrivato sul posto poche ore dopo, pensando a uno dei tanti comuni episodi di banditismo che succedono in abbondanza in Bangladesh, anche perché la missione si trova in una zona nota per assalti, conflitti e ruberie – che s’intensificano nel periodo del Ramadan, forse perché qualcuno vuol celebrare meglio la festa conclusiva…
Fondata dal PIME fra popolazioni prevalentemente di etnia Orao, Boldipukur è parrocchia dal 1951, e ora vi operano due preti diocesani e otto suore Missionarie dell’Immacolata-PIME: una indiana e sette bangladeshi. Non è nuova, purtroppo, a momenti difficili e turbolenze, perché i rapporti con una parte della popolazione locale, bengalese e musulmana, sono tesi per questioni di terre, create a alimentate da un signorotto arricchitosi con gli aiuti che arrivavano dopo la guerra (1971).

Tuttavia, l’assalto di cui è stata oggetto nella notte fra il 6 e il 7 luglio non sembra proprio “normale”: per il numero degli assalitori, lo stile, l’organizzazione.
Specialmente il comportamento con le suore è un indizio preoccupante. Finora, in Bangladesh, le suore sono state rispettate da tutti, anche da chi sa solo che vestono una divisa, sono cristiane, si dedicano a scuole e ospedali, e sono… le mogli dei preti. Ma perché questa volta, mentre il vice parroco l’ha passata relativamente liscia, loro sono state picchiate e minacciate di morte? Si tratta di un segnale perché – oltre che nel frequentatissimo dispensario – operano nella scuola, e uno dei motivi di tensioni è il terreno adiacente alla scuola? O questo fa parte di un imbarbarimento che sembra stia avvenendo nella società bengalese? Oppure ancora si vuol far capire che non c’è posto per le minoranze tribali, cristiane o no che siano?
“Aiutateci: ci sentiamo proprio soli…!” ha detto un anziano catechista al vescovo che ripartiva dopo la lunga visita piena di sfoghi, riflessioni, domande rimaste senza risposte.

Sostegno

Il “Sostegno a distanza” (così dette “adozioni”), se offerto all’interno di un progetto chiaro e preciso, aiuta con regolarità scuole e ostelli,
indipendentemente da chi ne è responsabile, missionario o locale, italiano o africano. Speriamo che sia un mezzo efficace a prevenire un rischio che per noi
si sta avvicinando, e che è diventato realtà tantissime volte nella storia della Chiesa: che una scuola, o una struttura sanitaria, fondata per i poveri, diventi
gradualmente una scuola o una clinica per elite benestanti. Per arrivare alla “autosufficienza” che molte Organizzazioni non Governative pretendono, bisogna
accogliere gente che può pagare; ma se si accolgono i poveri, i soldi da loro non arrivano, e bisogna provvedere diversamente.

Risorse

Diminuisce il numero dei missionari italiani, aumenta quello di altri paesi, molti dei quali poveri. Chiaro che la povertà, secondo il Vangelo, non è uno
svantaggio, ma un vantaggio per annunciare il Regno; anche per questo l’arrivo di missionari di nuova provenienza è una benedizione! Il cambiamento ci
porta ad interrogarci sulle risorse di cui disponiamo e di cui abbiamo bisogno. Anzitutto cercando di scegliere e dare la precedenza alle attività più
importanti, di usarle al meglio, di chiederci quale futuro possono avere quando passano in mano a chi non ha molti amici e conoscenti che aiutano con
generosità. Ci invita anche ad arrivare a passi concreti su una strada di cui parliamo da anni: come coordinare meglio il nostro lavoro e aiutarci fra noi,
perché la quantità del lavoro che ciascuno fa non dipenda prima di tutto dalla capacità di raccogliere offerte?
Ne abbiamo parlato di nuovo durante l’Assemblea della Regione PIME in Bangladesh (27-28 maggio 2014), presenti due consiglieri generali che avevano
concluso il loro giro di visite a ciascuno di noi nel proprio luogo di lavoro. Fa piacere costatare che, senza clamore, l’aiuto reciproco c’è da sempre; ora
vorremmo anche renderlo più sistematico e incisivo. Dibattito, decisione quasi unanime, ora vediamo se siamo capaci di cambiare in meglio…

Aia

La strada che conduce da Mithapukur a Fulbari si chiama pomposamente “biswaroad”, “strada mondiale”, perché si dice che faccia parte di un colossale
progetto che collegherà l’Afganistan con la Cina, attraverso il Pakistan, l’India, il Bangladesh, di nuovo l’India, la Birmania. Vi par poco?
Per ora, più modestamente, si accontenta di essere una strada nuova lunga circa 40 chilometri, bene asfaltata e liscia, piuttosto abbondante in curve, ma
comoda e poco frequentata. A differenza di quasi tutte le altre strade, non ha alberi che ne accompagnano il percorso, perciò è molto assolata. Si può
immaginare qualcosa di meglio per i periodi dei raccolti? Nel mese di maggio si trasforma in un’aia lunga 40 chilometri, ininterrotta serie di larghe strisce a
destra, o a sinistra, o da entrambi i lati, dove lavorano instancabilmente piccole trebbiatrici a gasolio, si batte e si ventila il riso, lo si fa asciugare
alternandolo a lunghi tratti di chicchi di granturco, si accumulano mucchi di paglia, si chiacchiera commentando il tempo, il raccolto, i prezzi… Tutti
contenti.
E gli autisti? C’è posto anche per loro, naturalmente: basta che facciano un poco di attenzione…

Messaggio

Naomi è una volontaria giapponese, in Bangladesh dal 1997. Attualmente è la responsabile della Comunità dell’Arche, che a Mymensingh ha una comunità
divisa in tre gruppetti di “diversamente abili” mentali, e volontari che vivono con loro. Poiché parecchi di questi volontari provengono dai gruppi aborigeni
della zona di Dinajpur, l’Arche sta pensando di aprire una nuova comunità qui, e Naomi è venuta a trovarmi per sondare il terreno, alla ricerca di contatti per
un primo approccio.
In una giornata molto calda, davanti ad una tazza di tè, con una lunga, tranquilla chiacchierata nel suo bengalese dall’accento insolito ma molto corretto,
mi ha comunicato la passione della sua vita. E mi ha pure offerto un’immagine che la esprime e riassume: quattro anni di tentativi e poi una gioia immensa,
quando uno dei loro “diversamente abili”, per la prima volta, è riuscito a bere un bicchier d’acqua – da solo!
“Questi amici nostri – mi spiegava – vanno all’essenziale; a parole e con i fatti ti chiedono in fondo una sola cosa: di voler loro bene. E te ne vogliono tanto.
Chi li guarda da lontano dice: “poverini”, ma sono i miei maestri, perché anch’io – come loro – di che cosa ho bisogno se non di essere amata e di amare?
Voler bene, nel modo più semplice e immediato, ecco ciò che noi scopriamo e continuamente cerchiamo e viviamo. Non abbiamo programmi e progetti che
cambino la società: si può forse fare un progetto che preveda quattro anni per imparare a bere da sé? Proponiamo, silenziosamente e umilmente, di
guardare la realtà con questi occhi e con questo cuore, capace di non considerare tempo perso la dedizione a tempo pieno anche ad una sola persona”.
Sì, questa di Naomi è davvero una proposta ”alternativa”, e lo è anche perché si trova alla portata di tutti. Guardare l’altro con occhi nuovi, di affetto. Con
umile e paziente tenacia.
Ce lo dice il Vangelo di Giovanni, che leggiamo nel periodo liturgico fra Pasqua e Pentecoste, proponendo alla nostra attenzione la chiacchierata finale in cui
Gesù ai suoi amici offre, chiede, propone amore.
Ora che gli anni aumentano e l’attività inevitabilmente deve calare, trovo il “messaggio” di Naomi di straordinaria verità. Fra non molto potrò soltanto offrire
un bicchiere d’acqua e nient’altro. Forse neppure potrò offrirlo, ma solo riceverlo; ma anche allora sarà possibile uno sguardo di riconoscenza, che accolga e
offra il volersi bene.

Bilancio Rana Plaza

Il primo anniversario ha riportato alla memoria e alla ribalta il crollo del palazzo “Rana Plaza” avvenuto a Savar il 24 aprile 2013. Vi persero la vita almeno 1.137 persone, innumerevoli i feriti, i mutilati, i danneggiati fisicamente e psichicamente.
Che è successo, dopo? L’indignazione ha smosso le acque, mobilitando organizzazioni internazionali e nazionali per offrire aiuti e soprattutto per fare in modo che disastri del genere non si ripetano. Ci sono stati risultati?
Le famiglie dei defunti, se le salme sono state ritrovate, hanno avuto somme in denaro; per molti feriti si sono organizzate istituzioni che ne curano la riabilitazione. Sono stati fatti accordi fra produttori e acquirenti perché si mettano in atto condizioni di maggiore sicurezza, e di lavoro più umano. Si sono visti maggiori controlli, ma la loro qualità costituisce un gran punto di domanda: quando la corruzione dilaga senza freni morali, più controllo spesso significa solo una cifra maggiore da pagare perché il controllore chiuda gli occhi nonostante il rischio che potrebbe correre.
Nel gran parlare che si fa, raramente si trovano persone che hanno voglia di capire senza partire dai propri dogmi ideologici e politici. Ognuno ha i suoi schemi e la sua valutazione deve per forza entrarvi, anche se la realtà – qui – è diversa e bisognerebbe tenerne conto. Un esempio per tutti: il ruolo che dovrebbero avere e il ruolo che di fatto hanno i sindacati sia nel difendere i diritti dei lavoratori, sia nell’intervenire specificamente per aiutare le vittime di questi eventi. Le parole che si usano sono uguali, ma le realtà cui si riferiscono sono diverse…
Nella vita quotidiana, i giovani che lasciano il villaggio perché devono assolutamente trovare un lavoro in fabbrica, rispetto a un anno fa trovano differenze? In molti stabilimenti le condizioni igieniche generali sono migliorate; il salario minimo è considerevolmente più alto; non assumono più chi non ha l’età minima; per tutti ci sono meno possibilità di essere assunti; gli straordinari continuano ad essere obbligatori, e sono molto più pesanti.

Camensì

 

La frase del Vangelo “Vieni e vedi” (in inglese “come and see”) è popolare fra i cattolici del Bangladesh. Diocesi e istituti religiosi, maschili e femminili, chiamano “camensì” giornate “di discernimento” che organizzano per i giovani dopo l’esame di maturità. Vieni, vedi, poi se ti va e noi ti riteniamo adatto/a puoi diventare dei nostri.
Tutto bene, però mi ha sempre dato un po’ fastidio questo metodo inevitabilmente selettivo, che accoglie chi “ha la vocazione” e rimanda chi “non ha la vocazione”. Metodo in cui ognuno (diocesi e istituti, appunto) propone e seleziona per la “sua” vocazione.
Si può schematizzare in questo modo una chiamata evangelica?
Il PIME in Bangladesh ha una storia un po’ diversa per l’accoglienza di candidati: fino a pochi anni fa le porte erano chiuse, per paura di non dedicarci abbastanza alla crescita delle chiese locali. Ora sono aperte, ma non vorremmo infilare i giovani in un percorso obbligato: o con noi o niente. Si tenta di proporre un metodo formativo che agisce soprattutto attraverso l’esperienza, e che apre i giovani a pensare alla loro vita anzitutto come un dono da offrire, per poi scoprire come e con chi: con noi, con altri, nella vita matrimoniale… Siamo moderatamente soddisfatti di questa scelta, che cerchiamo di perfezionare con l’esperienza. Ci incoraggia sentire che anche i Fratelli della Comunità di Taizé, a Mymensingh, offrono a giovani la possibilità di un periodo con loro non con la prospettiva “dentro o fuori”, ma per uno sguardo completo e profondo sulle loro scelte di vita, orientate dal Vangelo.

Risultati

I risultati finali degli esami “di maturità” in classe decima sono migliorati ancora nel 2014: oltre il 92% di promossi a livello nazionale. Qualcuno insinua che il governo allarga le maglie per rendersi popolare, ma sembra che un miglioramento effettivo degli studenti ci sia, grazie all’introduzione di qualche cambiamento che stimola la creatività. A fronte di questi successi, e al fatto che ogni anno nascono scuole nuove, c’è anche da ricordare la miserevole situazione di zone rurali remote, dove ogni anno se ne chiude qualcuna. Non perché manchino gli studenti, ma perché dopo due, tre, quattro anni consecutivi in cui il 100% degli studenti viene bocciato, il ministero incomincia a dubitare che ci sia qualcosa che non va. Chiede spiegazioni, si sente rispondere che tutto va bene ma ci sono i vetri rotti e mancano i banchi… dai e dai, alla fine non resta che chiudere per non continuare a pagare insegnanti che non vanno mai a insegnare.