Clarisse

L’undici agosto scorso, festa di Santa Chiara d’Assisi, suor Mary  Theresa Gomes ha pronunciato i voti perpetui nel monastero delle Clarisse adoratrici di Mymensingh, a nord di Dhaka. Il monastero, fondato circa 80 anni fa da monache provenienti dall’India, fa parte di una Congregazione di origine francese che segue la regola di S. Chiara e pratica l’adorazione perpetua. Circa 20 anni fa ha “gemmato” un secondo monastero che si trova a Dinajpur. Sono 25 le suore a Mymensingh, 11 quelle a Dinajpur, quasi tutte bangladeshi. Suor Mary Theresa è la sorella minore di Regan, seminarista del PIME che verra’ ordinato diacono il prossimo primo ottobre, a Monza.

In famiglia

Mesi fa – dopo molti anni – la cupola del BNP, primo partito di opposizione, dopo aver messo in chiaro che il presidente non si cambia e rimane Begun Khaleda Zia, avendo come vicepresidente (con diritto di successione) il figlio Tareque Rahman, ha convocato e realizzato il Consiglio nazionale del partito, durante il quale si sarebbero dovuti eleggere circa 300 membri del Comitato Esecutivo Nazionale. Avviati i lavori, un consigliere di buona volontà chiese la parola, proponendo di votare che – invece di perder tempo e soldi per eleggere tutta quella schiera di membri del futuro comitato esecutivo – si affidasse alla Presidente il compito di sceglierli e nominarli di sua autorità. Con esultanza, la proposta fu accolta all’unanimità per alzata di mano, e dopo quattro mesi di duro lavoro sono stati pubblicati i nomi dei prescelti – 502 invece dei 386 precedenti. Oltre al rampollo Tareque Rahman, da circa 10 anni all’estero “per cure mediche” mentre in Bangladesh lo attendono le manette per una condanna a sette anni di galera per corruzione e innumerevoli denunce e processi in corso, la lista ha incluso un buon numero di membri indubbiamente “di buona famiglia”, e percio’ “al di sopra di ogni sospetto”. Ci sono i figli di un impiccato e un condannato all’ergastolo per crimini di guerra, il fratello del segretario del partito e tre figli di membri del Comitato Centrale; figli e figlie, fratelli e mogli di sindaci, e di consiglieri del partito. Per meriti personali e non per parentela sono entrati anche un ex deputato, condannato per un colossale traffico illegale di armi e un altro – ora latitante – coinvolto nell’attentato al Partito Awami League in cui anche Hasina rischio’ la vita. Consigliere di Khaleda è ora un ex deputato riconosciuto dal parlamento colpevole di corruzione per milioni di taka. Non mancano un nipote di Khaleda, e il figlio di un amico fedele, nonchè un segretario attualmente sotto processo in India, e la moglie. Il nuovo Comitato, ha spiegato il Segretario Generale del BNP, è “di grande dinamicità e riuscirà a riportare la democrazia nel nostro paese”.

Dispersa

Per qualche misteriosa ragione, ha perso contatti con il branco, e il 27 giugno scorso – senza passaporto – ha passato il confine indiano entrando nel nord del Bangladesh. E’ un’elefantessa, che da allora ha vagato sola soletta nelle vaste aree allagate che affiancano la riva orientale dell Brahamaputra, smarrita, spaventata, stanca. Un folto gruppo internazionale di specialisti, indiani e bangladeshi, l’ha seguita passo passo, nella speranza che arrivi in qualche area asciutta e possa essere “tranquillizzata”, cioe’ addormentata e trasportata con le dovute attenzioni al Parco Nazionale, per offrirle un bel check-up clinico, cure adeguate, dieta abbondante, e poi di nuovo la liberta’, da qualche parte nel suo paese d’origine. Un programma di lusso, ma finora (8 agosto 2016) l’elefantessa ha accuratamente evitato le zone asciutte e continua il suo viaggio, guadagnandosi così una fama da diva: cronache quotidiane con tanto di foto e aggiornamento sui chilometri percorsi, e folle di curiosi che sfidano le inondazioni per darle un’occhiata da lontano.

Cercatore

Gli piace girare, cercare, conoscere, incontrare, promettere, progettare oltre i confini del compito rivevuto. Intraprendente e arruffone, come un cane da tartufi, dove altri non trovano nulla, p. Dominic (diocesano di Dhaka) scopre dove vivono famiglie cristiane isolate, gruppetti di tribali battezzati da evangelici e poi abbandonati a se stessi, persone in ricerca. Gli piace pure fissare punti di riferimento stabili, dove gli pare che saranno utili. Quattordici anni fa, mi chiese aiuto per comprare un terreno che a suo parere sarebbe potuto diventare un piccolo centro cristiano. Avevo ricevuto una donazione da usare liberamente e mi fidai, dandogli una mano. Per un bel po’, non si vide nulla.
Intanto, p. Gianantonio Baio ritorna in Bangladesh dopo vari anni di servizio in Italia. Ha le sue idee e preferenze, e il Vescovo di Rajshahi, che lo conosce, tempesta e insiste perchè vada nella sua diocesi dove: “c’è molto più bisogno che altrove”. P. Baio lascia decidere al superiore regionale del PIME, che accoglie la richiesta del Vescovo di Dhaka, e lo manda a Khewachala, zona rurale verso nord, dove c’è una cappella con una scuoletta, e dove le Missionarie dell’Immacolata-PIME hanno avviato un ostello per ragazze. P. Gianantonio va, mandando sulle furie l’Eccellentissimo di Rajshahi, che si sente “tradito” da lui e dal PIME… Non passa molto tempo, e l’Eccellentissimo viene trasferito; proprio a Dhaka, diventando addirittura “arci” vescovo! Il “traditore” candidamente gli comunica che è pronto – se vuole – ad andare a Rajshahi, dove “c’è più bisogno”. E lui risponde che è stata una sua magia a fare andare le cose in questo modo… Sono passati quasi dodici anni. L’area è diventata un formicaio di fabbriche con migliaia e migliaia di operai provenienti da ogni dove. Un’insperata serie di provvidenziali interventi di amici e fondazioni, permette di sviluppare le strutture della missione molto rapidamente. Ora Khewachala, oltre all’ostello per ragazze, vanta una bella, ampia chiesa, una scuola dalla sesta alla decima, e annesso campo di calcio, un ostello per ragazzi che vengono da famiglie povere e scombinate, una casa parrocchiale di rispetto; tutte opere del (quasi) architetto p. Ezio Mascaretti. Tanti i contatti stabiliti con gruppetti di cristiani che lavorano in stabilimenti e fattorie della regione. C’è pure un Centro dove p. Gianantonio sognava di offrire agli operai e operaie della zona un punto di incontro informale, di riposo e di conversazione negli intervalli del lavoro; ma il sogno per ora rimane tale, l’ambiente non sembra preparato. E il “tartufo”, il terreno comprato da p. Dominic? E’ a circa 20 chilometri di distanza da Khewachala, di cui è diventato un sottocentro, con un semplice, vivacissimo “asilo nido” residenziale. Le suore locali “Shanti Rani” si sono adattate ad alloggi più che modesti e ristretti, i bimbi e le bimbe non si sono fatti problemi e hanno gustato il loro affetto e le loro cure. Ora anche lì, a Shimulia, c’è una piccola bella chiesa e ci sono pure fedeli che la frequentano, oltre al conventino, al dispensario medico e all’ostello. Il 17 luglio P. Gianantonio, e con lui il PIME, ha passato il tutto alla diocesi, che lo affida a due giovani preti diocesani, e progetta di nominarne primo parroco, fra non molto, proprio p. Dominic… il “cercatore”.

Concorsi

Il governo promette di assumerne 11.000; al concorso per l’ammissione partecipano  12.000 giovani infermiere diplomate. Un rapporto ottimo, che permette alle ragazze di sperare di farcela, se proprio non sono del tutto imbranate. Vanno a ritirare i regolamenti del concorso, e i questionari da compilare: un mazzetto di fogli che esaminano con cura e trepidazione scoprendo anche un pezzetto di carta bianco che fa capolino, e sembra trovarsi lì per caso, con un numero scritto a mano. Proviamo? Telefonano, e si sentono dire che sborsando l’equivalente di 2.000 euro avranno il posto.

Madre

Cinquantacinque anni, si chiama Bilkis Banu, di religione hindu, è sposata con un insegnante, vivono a Kurigram e hanno 57 figli.
Oltre ai loro due figli naturali, ora studenti universitari, ne avevano adottati due, quando entra nella loro vita una bimba, nata sulla soglia di un negozio, vissuta randagia con la mamma mentalmente disturbata cui – in un anno e mezzo – non era mai venuto in mente di farle un bagno o lavarla in qualche modo. La mamma gliela offre, lei la prende in braccio e le dà un nome, Protilata. Nella notte, sogna Madre Teresa e decide di tenerla; non solo, ma di aprire casa e proprietà ad altri bimbi abbandonati, che ora sono 55, dalla culla fino alle scuole superiori. Gradiscono qualche aiuto, ma non lo chiedono, e mantengono tutta la numerosa famiglia con un loro negozio, lo stipendio del marito, qualche proprietà agricola, donazioni occasionali. Unico rammarico: “La gente guarda, loda, ma quasi nessuno viene per dare affetto ai miei figli, a trovarli nelle feste, a giocare con loro: sanno che sono ben curati, e non ci pensano più. Ma sono contenta. Cinquantasette mi chiamano mamma, e non penso di dover attendere altro dalla mia vita, che è piena e bella così”.

Oratoria

La tragedia del primo luglio a Dhaka, quando giovanissimi terroristi hanno ucciso oltre venti persone fra cui dieci italiani, ha portato alla ribalta il problema delle fonti dell’ideologia terroristica. Fra l’altro, s’è saputo che uno o due degli assassini erano attenti spettatori del notissimo Zakir Naik, onnipresente e onnisciente predicatore sulla TV islamica “Peace”, trasmessa in tutta l’India, in Bangladesh e in chissà quanti altri paesi, in inglese e in lingue locali. M’è capitato sotto gli occhi qualche volta, ma riuscivo a sopportarlo solo pochi minuti (stessa cosa mi succede con il cricket…). Alto, magro e ossuto, giacca e cravatta scuri sempre troppo larghi e l’immancabile bianco cappellino “islamico”, sembra uno spaventapasseri animato, quando dall’alto della sua cattedra, in un ampio, affollato teatro di Mumbay, rovescia un fiume inarrestabile di parole su un pubblico maschile e femminile osannante. Si presenta come dottissimo conoscitore non solo del Corano, ma di Bibbia, testi sacri hindu e buddisti, religioni diverse, che cita a raffica con grande precisione. Tocca argomenti di ogni tipo, di dottrina, morale, attualità, spesso chiamando a dibattito membri di altre religioni che accettano di giocare sul suo campo, cioè il campo dell’interpretazione strettamente letterale e astorica di qualsiasi testo. Sa dimostrare mirabilmente, ad esempio, che le indicazioni che la Bibbia dà circa l’arca di Noè sono sbagliate, mentre il Corano indica il punto esatto in cui è approdata; e la Bibbia sbaglia anche nel dire quanto alta fosse l’acqua del diluvio… I suoi interlocutori sono accuratamente scelti per la loro ingenua stupidità, in modo che alla fine del dibattito – sempre formalmente rispettoso e condiscendente – brilli in tutta la sua chiarezza la verità espressa dal predicatore, a fronte della la ridicola stoltezza dei suoi interlocutori che – pur avendo evidentemente torto marcio – non cambiano idea. Non mi risulta che abbia mai predicato la violenza; anzi, ripete continuamente che l’Islam è la religione della pace, che è la religione più perseguitata al mondo e quella che cresce più in fretta (zac! Sullo schermo compaiono statistiche a gogò), che risolve ogni problema della vita personale, sociale, religiosa, politica, Il suicidio è proibito, e l’attentarore suicida, sbaglia – a meno che si tratti di opporsi a un nemico ultrapotente e a una possibile imminente aggressione, come per esempio i “kamikaze” giapponesi… Sarà difficile provare che incitava al terrorismo, ma certo è una valanga di derisione e disprezzo verso le altre religioni e idee. In questi giorni i governi indiano e bengalese hanno deciso di oscurare la trasmissione. Molti tirano un sospiro di sollievo, moltissimi vi vedono privati di una rassicurante conferma che non occorre pensare troppo: abbiamo comunque ragione “noi”, e se qualche volta concediamo agli altri di esporre i loro errori grossolani, è proprio solo perché siamo bravi e tolleranti…

Comunione

Di famiglia buddista, 32 anni fa ha ricevuto il battesimo in una piccola chiesa evangelica giapponese, ed è venuta in Bangladesh nel 1993 come volontaria, giungendo alla decisione di dedicare tutta la vita a disabili mentali, nella Comunità de l’Arche, che ora è affidata alla sua responsabilità. Semplice, di apparenza fragile, è coraggiosa, tenace, capace di organizzare, oltre che spontaneamente piena di affetto e di attenzioni per i “suoi” disabili. Nel suo lungo e difficile cammino ha trovato appoggio nei Fratelli di Taizè, in diverse confessioni protestanti, e specialmente nei cattolici, che sono la maggioranza. Con loro ha condiviso progetti, difficoltà, preghiera, una fede sostenuta da tanta meditazione e adorazione, sempre in contatto con la sua Chiesa di origine, che la sosteneva moralmente ed economicamente. Dopo la morte della mamma, e di due cari amici, un olandese e un inglese, anch’essi di origine protestante ma vissuti in ambiente ecumenico, ha riflettuto a lungo sulla sua propria morte, e ha desiderato che avvenga – come ha scritto agli amici – in piena adesione alla Chiesa cattolica, con cui pensa di trascorrere gli anni futuri. Ne ha parlato con la sua comunità d’origine, trovando comprensione, incoraggiamento, e anche la promessa che il loro appoggio continuerà. La sua piena accoglienza nella comunità cattolica è stata celebrata ecumenicamente, con il desiderio che fosse segno di riconciliazione fra i Cristiani; erano presenti amici di varie confessioni, compresi quelli della chiesa dove era stata battezzata. In una lettera comunica la sua decisione, e scrive: “Perdonatemi se qualcuno sarà rattristato o deluso da questa scelta. Amo la mia chiesa d’origine ancor più di prima, e la nostra comunione è diventata ancora più profonda.”

Consigli

Mentre ero in Italia, quanto accaduto ha spinto molti amici e persone care a suggerirmi di non ritornare in Bangladesh, almeno non subito, e a consigliare insistentemente prudenza.
Sono sinceramente grato a tutti loro, e commosso, e posso assicurare tutti che non ho certo il gusto di andare a cercare i pericoli o sfidare i rischi. Qualcuno s’è spinto un passo oltre, e m’ha detto che prega per noi perché abbiamo coraggio, e possiamo fare qualche
cosa di bello anche in queste condizioni. Spero che questo sia il pensiero di tutti, anche se inespresso. Le persone a cui il Signore ci ha mandati come missionari non hanno bisogno di inviti alla prudenza, perché di preoccupazione ne hanno già per conto proprio.
Hanno bisogno di non sentirsi abbandonati, e di essere aiutati a guardare oltre “coloro che possono uccidere il corpo”, per riscoprire la forza mite e piena di amore che ci viene dallo Spirito del Signore Gesù. La diversità e la bellezza del Vangelo possono ora risplendere.

Madrasse?

S’è detto e scritto molto a proposito delle migliaia di madrasse (scuole coraniche) che negli ultimi decenni sono state organizzate e finanziate da Paesi del Golfo per re-islamizzare i bengalesi, considerati musulmani all’acqua di rose e contaminati dal paganesimo. Ho spiegato questo fatto in varie “Schegge”, esprimendo la convinzione che stiamo ora assaggiando i frutti amari di questo lavoro, e ci troviamo con una generazione giovane che include molti seguaci di un Islam chiuso e intransigente, in qualche modo nuovo per questo Paese. Sinceramente, pur temendo che potesse accadere qualche cosa di grosso, non avevo pensato che gli autori potessero essere giovani di famiglie ricche, che hanno studiato non in queste madrasse, ma in prestigiose università private e internazionali. La strage dell’1-2 luglio scorso ci apre gli occhi su questa realtà inattesa, e suscita mille domande. Fonti che penso siano attendibili hanno messo in giro la notizia che sarebbero circa 300 gli studenti universitari e i giovani laureati che – in quest’ultimo anno – sono scomparsi. Le loro famiglie hanno pensato a rapimenti per avere il riscatto (ne succedono tantissimi), ma nessuno ha chiesto soldi. La polizia dice di essere alla loro ricerca, e sospetta che un punto di riferimento per loro si trovi in Malaysia. Ma si brancola nel buio, sapendo che 300 giovani fanatizzati così profondamente sono davvero tanti, e possono fare danni enormi.
Mi pare che questo aspetto della situazione, finora sottovalutato, non sia da pensare come una specie di smentita al discorso della formazione data nelle madrasse finanziate dall’estero. Le madrasse hanno fatto e fanno il loro lavoro, su cui nessuno è veramente informato in modo soddisfacente. A queste si aggiungono le violenze dei fondamentalisti nelle università, che non sono state né poche né leggere in questi anni. Forse le abbiamo sottovalutate perché non erano solo loro i violenti e i prepotenti, ma anche i giovani del partito al potere, e dell’opposizione; per cui tutto lasciava pensare solo a colossali (e spesso mortali) risse fra studenti. Ora ci ricordiamo che tutte le forme più radicali di ideologie totalitarie e violente, in ogni tempo e in ogni paese, hanno avuto ai loro vertici persone istruite, con tanto di “cattivi maestri” nel mondo universitario. E poi entra in campo il fattore “internet”. Che purtroppo ha aperto la porta non solo alle meraviglie della “telemedicina” (tanto per ricordarne una), ma anche ai pericoli del “telefanatismo”, il fanatismo diffuso via etere. Madrasse dunque, e università, e internet.